Itinerario Archeolgico

L’irpinia, oltre a quello naturalistico, può offrire a turisti e visitatori un allettante percorso  archeologico, che si snoda attraverso i luoghi suggestivi e maestosi dell’antichità.

L’irpinia, oltre a quello naturalistico, può offrire a turisti e visitatori un allettante percorso  archeologico, che si snoda attraverso i luoghi suggestivi e maestosi dell’antichità.

Una tappa importante è sicuramente rappresentata dalla villa romana di S. Giovanni del Palco, sita nel comune di Taurano. Venuta alla luce durante gli scavi per la costruzione di un metanodotto, tra il 1981 e il 1985, la villa è stata rivenuta in località Pantanielli e Montedonico, ai piedi del San Giovanni in Palco, in prossimità del confine tra i comuni di Lauro e Taurano, e costituisce un antico complesso termale romano.

La parte oggi visitabile del complesso si estende per circa mq. 1400 e si articola su più livelli raccordati da scale ed aree scoperte. Il nucleo più antico della Villa risale all’età tardo-repubblicana, mentre sono di età augustea-tiberiana l’impianto termale ed il triclinium con annesso ninfeo, decorato con tessere in pasta vitrea; e sono della metà del I d.C. un frigidarium, un tepidarium e due calidaria. Di enorme valore artistico sono anche le pitture parietali del III e IV secolo e di stile pompeiano, e la pavimentazione in opus signinum. In età tardo-antica la villa iniziò la sua decadenza: rivestimenti marmorei ed elementi lapidei furono depredati e una parte degli ambienti trasformati in aree di lavorazione. Gli eventi vulcanici del V-VI sec. d.C. ne decretarono la fine.

Nel novero dei siti archeologici irpini non può, poi mancare quello di Avella. Il territorio di Avella è stato frequentato fin dall’età neolitica, grazie soprattutto alla presenza del fiume Clanio che collegava i primi insediamenti al mar Tirreno. Molti i popoli che hanno calpestato questa terra, nel corso della sua storia, ma le prime testimonianze archeologiche appartengono tutte al periodo romano ovvero al tempo di Abella, fedelissima alleata dei Romani e, per questo motivo, distrutta dai Sanniti nell’87 a.C.

Dell’antica Abella restano alcuni monumenti e una parte della struttura urbanistica antica. Il visitatore può, infatti, facilmente identificare l’asse viario principale con l’attuale corso Vittorio Emanuele che collegava i due estremi della città, dove trova l’Anfiteatro in località San Pietro, e le necropoli in località Casale. Del foro. Invece, possiamo solamente ritenere  che sorgeva nell’area della chiesa di San Pietro.

L’anfiteatro è sicuramente il più importante dei monumenti rimasti. Fra i più antichi della Campania, risale al I secolo a.C. e ha una grandezza qausi simile all’anfiteatro dell’antica  Pompei. Appoggiato in parte sulle mura della città ed in parte sul pendio naturale, è in opus reticulatum di tufo, restaurato in più punti. Conserva a tutt’oggi i due vomitori – le uscite – sull’asse principale, con ambienti quadrangolari laterali, il podio e alcuni sedili. Soprattutto mantiene la sua originalità, dovuta al fatto di non possedere sotterranei e cunicoli, al contrario, per esempio, del Colosseo o del più vicino anfiteatro Flavio di Pozzuoli.

Di altri edifici resta, purtroppo, poco o nulla. Ci sovvengono solo il ricordo e le testimonianze di un edificio termale, che gli atti vandalici hanno cancellato, e di un teatro, situato in via Foro Avellano. Sono poi visibili, in località Capo di Ciesco, i resti di un acquedotto.

Di rilievo sono le necropoli, sempre collocate fuori città e lungo le vie principali. Quasi tutti i mausolei sono oggi diventati parte integrante di costruzioni successive o addirittura assurti a cantine. Il nucleo meglio conservato si trova in località Casale, vicino il campo sportivo. In questo sito, sono stati rinvenuti ben quattro mausolei funerari, che vanno dalla tarda età ellenistica alla prima età imperiale. In generale, le tombe sono del tipo a “conocchia”, dal corpo quadrato, sormontato da un’edicola o da un piano superiore circolare o poligonale, a sua volta sovrastato da una cuspide.

Un’altra pregevole testimonianza viene dal famoso “Cippus Abellanus”, una stele del 150-140a.C. che rimanda ad un trattato  stipulato tra le città di Avella e di Nola, che regolamentava l’uso delle terre intorno ad un luogo sacro e di culto: appunto, un santuario dedicato ad Ercole, che probabilmente si trovava fuori città, ai confini con il nolano.

Ultimo aggiornamento

28 Gennaio 2022, 15:58