Itinerario Valle del Sabato

MONTEFUSCO Il viaggiatore che si appresta a visitare Montefusco (Av) non può che meravigliarsi, stupire per  paesaggio che incontra sulla strada che porta alla meta prefissata: tanti vigneti, oliveti, noccioleti, che in un caleidoscopio di immagini rimandano alla sola consapevolezza di  aver incontrato una terra meravigliosa.

MONTEFUSCO

Il viaggiatore che si appresta a visitare Montefusco (Av) non può che meravigliarsi, stupire per  paesaggio che incontra sulla strada che porta alla meta prefissata: tanti vigneti, oliveti, noccioleti, che in un caleidoscopio di immagini rimandano alla sola consapevolezza di  aver incontrato una terra meravigliosa. Che ci fa mancare il fiato, specie quando si  procede in direzione Pratola Serra e si guarda in alto ai monti San Felice e Giulia. E la bella visione non smette, soprattutto quando ci affacciamo dal balcone delle colline e rivolgiamo il nostro sguardo al panorama sottostante, giù, dove le tinte del bosco sono fitte ma la bellezza vi emerge ugualmente. Così, si entra in città dopo aver già fatto un pieno di emozioni. Il toponimo del comune proviene dall’unione di Mons e Falsulae (nome di un’antica cittadina sannita), divenuto poi Montefuscoli e, infine, Montefusco. Il comune assunse enorme rilievo sotto la monarchia Aragonese: di qui la sua nomina a capoluogo del Principato Ultra fino al 1800, ma anche l’inizio dell’importante ruolo amministrativo sempre ricoperto che ha determinato tutte le vicende storiche e architettoniche locali. Oggi, la storia del borgo appare strettamente legata al Castello – Carcere Borbonico – (Secc. IX – XIV). L’edificio, edificato dai Longobardi divenne in epoca aragonese palazzo del tribunale e, dal 1851, Ferdinando II ne fece un carcere politico, destinandolo ai soli patrioti antiborbonici. I detenuti dovettero vivere in condizioni di terribile sofferenza e subire torture immani, tali da rendere quel carcere così tristemente famoso da meritargli l’appellativo di “Spielberg dell’Irpinia”, accomunandolo così al più terribile carcere asburgico. Dopo l’unità d’Italia, il castello conservò la funzione di carcere fino all’inizio del XX secolo. Dal 2008 il carcere è monumento nazionale e museo, dotato di una ricca sezione storica, che dedica enorme spazio alla cultura. I terribili sotterranei che tanto annichilirono i nostri patrioti, oggi sono diventati la cornice più suggestiva e accogliente di mostre e convegni. Proseguendo nella nostra visita, andiamo a conoscere le altre bellezze monumentali del paese. La Chiesa di San Francesco (Sec. XVI), per ricchezza di marmi, dipinti e statue, è una della più importanti di Montefusco, vanta pregiate tele settecentesche e due lunette quattrocentesche su legno dorato di S. Apollonio e San Biagio: La chiesa di S. Bartolomo (XIII sec.), è un edificio duecentesco che conserva le colonne di San Bartolomeo. La Chiesa e convento suore Domenicane (Sec. XVII), fu edificata nel 1633, quando Montefusco era all’apice della sua potenza politico-militare e fu molto cara all’arcivescovo Orsini, il futuro papa Benedetto XIII. Molto interessante è il complesso formato dall’oratorio di San Giacomo (XII sec.), il Convento delle Suore Domenicane e il Sagrato di Teresa manganello. L’oratorio è di fondazione medievale e ricco di affreschi del ‘600, purtroppo parzialmente staccati dalle pareti, a causa dell’umidità e dalle infiltrazioni d’acqua. Il Sagrato di Teresa Manganello è stato sicuramente visitato da Padre Pio che qui vi soggiornò. Situato nel convento delle suore domenicane, insieme all’Oratorio di San Giacomo forma un notevole costrutto architettonico.
L’attuale chiesa del Carmine è stata costruita nel 1770 – quella vecchia (XVIII sec.) è stata soppressa nel 1652 – e conserva l’antico quadro raffigurante la Madonna del Carmine. La chiesa Palatina di S. Giovanni in Vaglio (XVIII sec.), dominata dall’alta torre campanaria con orologio civica, presenta degli affreschi del ‘400 e pavimento in ceramica. La chiesa di S. Egidio (XVII sec.) conserva un pregevole altare in granito rosso e gli affreschi settecenteschi dell’artista Alberto Sforza.
Il nostro percorso di visita ora s’indirizza verso il Bosco di Montefusco. un sito di enorme interesse naturalistico e ambientale per la ricchezza di flora e fauna. Qui è possibile vedere tra i ruscelli la salamandra pezzata appenninica, un anfibio notoriamente raro nell’Appennino centro-meridionale che ha trovato sul Partenio le condizioni ideali per riprodursi. Nell’habitat del bosco di Montefusco vivono altri anfibi, come il tritone crestato e il tritone italico, rettili come il cervone ed il saettone. E, qualche volta, è stato avvistato il gatto selvatico. Il territorio è ricco di paesaggi variegati, segnati da natura selvaggia, da coltivazioni, da distese di vigneti, ed offre molte possibilità di escursioni.
Prodotti locali: Greco di Tufo D.O.C.G. (vino bianco), Irpinia I.G.T. (vino rosso), funghi porcini, castagne, miele. Montefusco fa parte dell’associazione degli otto comuni del Greco di Tufo DOCG. Eventi da segnalare: Corteo storico aragonese (9-10 agosto), festa di S. Francesco (ottobre),  Fiera internazionale di S. Egidio (fine agosto).

SANTA PAOLINA

Santa Paolina (Av) si trova tra Montefusco e Pratola Serra sul fianco del Monte Gloria. Il suo paesaggio è tipicamente rurale e si dipana attraverso vigneti, oliveti e noccioleti che sono la ricchezza risaputa dell’intero territorio. Il borgo, distrutto completamente nell’Ottocento, si chiamava originariamente S. Felice e deve il suo nome alla chiesa di Santa Paolina dove fu ricostruito l’abitato. Le prime notizie di un casale di nome Santa Paolina sono del 1272. A Santa Paolina è possibile fare un percorso delle chiese: la Cappella dell’Addolorata (Sec. XVII) fu costruita per volontà degli abitanti del luogo, per officiare le messe. La Cappella S. Arcangelo e Gennaro (Sec. XVII) ubicata in località rurale rappresenta la tradizionale cappella rustica locale eretta per devozione verso i santi La Cappella Santa Maria delle Grazie (Sec. XVIII), si trova in contrada Taverna, fu costruita nel 1752 per volere di Domenico Consolazio. Molto interessante è, invece, la chiesa Madre dedicata a Santa Paolina (XVII sec.) che conserva tele del Settecento e cinque dipinti del 1608, raffiguranti la Madonna del Carmine, la Madonna del SS. Rosario, la Madonna delle Grazie, la Madonna dell’Arco e la Madonna della Provvidenza. Accanto alla chiesa, sorge la canonica con il suo campanile settecentesco che domina il centro abitato.
Santa Paolina è famosa soprattutto per il tombolo, l’arte del ricamo, che ha in questo paese una scuola secolare che si tramanda di generazione in generazione. Numerosi gli eventi religiosi: la festa della Madonna Addolorata (seconda domenica di settembre), la festa di San Arcangelo e San Gennaro (settembre), la festa di San Rocco e S.Antonio (terza domenica di agosto), la festa di Santa Paolina (6 giugno).

TORRIONI

Torrioni (Av) si trova ai confini della provincia di Benevento, a 643 metri d’altezza. Le origini del borgo vengono associate al nome del principe Aione II, principe longobardo del ducato di Benevento, il quale ordinò la costruzione di un forte sulla collina alle spalle di Tufo. La torre prese il nome del principe e si chiamò “Turris Ayonis “, Torre di Aione, divenuta successivamente Torrioni. A lungo casale di Tufo, Torrioni assurse a comune autonomo nell’Ottocento. Della torre originaria del IX secolo non restano tracce, i resti attualmente esistenti appartengono ad una torre d’epoca aragonese. Sono particolarmente interessanti: la Chiesa di San Michele Arcangelo (XVIII secolo), collegata – si narra – da un tunnel alla Chiesa di Tufo; e la Cappella dell’Oratorio, che è di periodo romanico e conserva affascinanti catacombe, situate sotto la casa comunale.
E’ poi possibile realizzare un itinerario naturalistico. Si possono visitare i boschi di Montenigro, Radillo, Toppa Porcili, Sorti; passeggiare nel sottobosco e, oltre a godere della frescura, ammirare la fauna minore del Partenio. Si possono rinvenire pinete e piante sempreverdi, In località “Serro della Strada” e, salendo sull’alta collina, i tanti castagneti che caratterizzano la storia e la natura del territorio. E si può benissimo anche sostare e dissetarsi alle tante sorgenti presenti in loco: Fossa Carbone, Campore, Via Fontana.
Prodotti tipici: castagne, funghi porcini, asparagi, caciocavallo silano DOP e, ovviamente, vino Greco di Tufo. Il comune è, infatti, capofila dell’associazione degli otto comuni del Greco di Tufo DOCG.
Fra le iniziative di promozione delle tipicità locali, la Sagra del Fusillo e della porchetta che si svolge a luglio.

Ultimo aggiornamento

28 Gennaio 2022, 16:01